
Cosa significa vendere allo scoperto
29 Giugno 2021La vendita allo scoperto, nota anche come short selling, consiste nella cessione di azioni, obbligazioni, valute o altro che in realtà non si possiedono. La consegna ha lo scopo di ricomprare l’asset ad un prezzo inferiore in un momento successivo.
L’ operazione è messa in pratica quando si presuppone che uno strumento finanziario è destinato a perdere valore, per cui il riacquisto avverrà ad una somma di denaro più bassa rispetto a quella stabilita per la vendita precedente.
Dove sta la convenienza ?
Supponiamo che un trader sia convinto che il titolo azionario emesso dalla società X subirà una fase ribassista. Lo operatore decide quindi di vendere 10 mila azioni, anche se non ce le ha in tasca. Il prezzo è di 5 euro, quindi le vende e incassa 50 mila euro. Qualche giorno dopo, le ricompra, però, siccome il valore delle azioni è sceso ancora, per l’acquisto adesso gli bastano 40 mila euro e ne guadagna quindi 10 mila.
La logica dello short selling
La logica che guida lo short selling è opposta a quella in cui si vende ciò che invece concretamente si possiede; pertanto più il valore del titolo scende e più il trader guadagna, entrando in azione quando il ribasso è già bello che avviato. Tuttavia, proprio perché la vendita allo scoperto può imperversare quando un asset si trova in difficoltà, spesso viene vietata, in quanto le vendite massive non coperte possono peggiorare lo status ormai compromesso del titolo.
Come si fa a vendere qualcosa che non si possiede ?
E’ a questo punto che interviene l’intermediario, ovvero il broker. E’ infatti il broker che presta temporaneamente al trader lo strumento finanziario che gli serve per venderlo allo scoperto.
In cambio, l’operatore corrisponderà un interesse annuo in proporzione al valore e alla durata in giorni dell’operazione di short selling. Dal canto suo, l’intermediario ottiene anche un “margine di garanzia”, nel momento in cui il trader vende e incassa i 50 mila euro, margine che il broker congela e che equivale ad una percentuale sui 50 mila euro.
Il margine di garanzia è una vera e propria ’“assicurazione” per l’intermediario, a copertura del rischio che l’operazione vada a finire male, laddove il titolo sale invece di scendere.
Se tutto va per il verso giusto alla fine il trader guadagnerà dalla differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto (10 mila euro), meno l’interesse annuo misurato sui giorni dell’operazione da versare al broker e al quale restituisce le azioni che gli aveva prestato.
Vendita coperta e vendita scoperta
Oltre ai rischi e ai costi, la vendita allo scoperto ha una serie di criticità da tenere in debita considerazione. Se un trader vende qualcosa che possiede (vendita coperta), ad esempio vende criptovalute comprate da un exchange, il guadagno eventuale non ha limite, mentre la perdita massima che potrebbe subire qualora il valore dell’asset precipitasse a zero corrisponderebbe alla perdita di tutto il capitale investito nell’operazione.
Nello short selling contrariamente vale l’esatto opposto: il profitto non può superare un livello massimo che si può prestabilire, mentre la perdita è potenzialmente illimitata. Peraltro, se dopo il prestito delle azioni l’azienda X distribuisce dividendi o altri utili soggetti a ritenuta, il broker può addebitare in via eccezionale una commissione comisurata alla cifra del dividendo o dell’utile distribuito.
Per di più, il broker potrebbe estinguere prima del tempo la vendita allo scoperto in presenza di operazioni societarie e aumenti di capitale, che in genere determinano una correzione tecnica del prezzo dell’azione.
In altri termini, questo tipo di intervento sui mercati finanziari richiede un complesso di capacità, una mente preparata e sangue freddo e, non meno importante, una non meglio velata propensione a “scommettere”, visto che la vendita allo scoperto è conosciuta come “scommessa al ribasso”, se non è messa a regime da persone molto specializzate.