
Analisi e previsioni S&P500 – settimana 11 marzo 2021
11 Marzo 2021Composto il rialzo del paniere statunitense che raccoglie le 500 aziende americane a maggiore capitalizzazione, cartina di tornasole della finanza d’oltreoceano e dell’intera economia del Pianeta.
S&P, di fatto, archivia la giornata del 10 marzo con un guadagno dello 0,60% a 3.898,82 punti. L’esordio è stato positivo con avvio di seduta a 3.891,99 punti, non troppo al di sotto dei livelli record del 16 febbraio e in moderata progressione nel corso della sessione.

S&P daily, close 10.03.2021
Dal punto di vista macroeconomico, pesa la correzione dei rendimenti dei titoli governativi a stelle e strisce che, in correlazione inversa, hanno innescato il rimbalzo delle big tech in particolare di TESLA, del NASDAQ e dello Standard & Pour 500 che torna correlato diretto con il listino dei tecnologici USA, risalito in scia alla discesa del payoff dei Treasury a 5 e 10 anni.
Dal punto di vista tecnico, il rebound viene inizializzato dalla seduta del 9 marzo e dal livello fibo, supporto tecnico secondario, calcolato a quota 3.829 punti, che replica una struttura grafica di sostegno.
Il nuovo massimo relativo catalogato il 10 marzo è conciso con un nuovo massimo relativo del momentum, salgono quindi le probabilità di un’ascesa dell’indice, in grado di beneficiare di un’accelerazione long solo dopo il breakout del massimo storico a 3.950 punti. Sul fronte operativo, è possibile comprare sulla prima correzione dai livelli di supporto: 3.829, 3.811, 3.786.
L’analisi grafica mostra l’indice Standard & Poor’s 500 all’interno di un ciclo di rafforzamento, con area di resistenza a breve termine a 3.911, mentre il supporto è immediato a 3.878 punti, primo punto di flesso sopra il quale si prevede la prosecuzione bullish con resistenza a vista in quota 4.018 inizialmente e 4.053 (resistenza primaria daily) in una fase potenziale e successiva del rialzo.
Le proiezioni dell’indice beneficiano del prossimo round di stimoli fiscali da parte della nuova amministrazione Biden e del progetto di ratifica del Congresso del nuovo pacchetto da 1.900 miliardi di dollari, nonostante i Treasury siano tuttora ora market mover dell’azionario, come dimostra il recupero di 72 ore fa seguito al ritracciamento del profit dei titoli governativi di lungo periodo.
CONCLUSIONI
Nel giorno del crash dei rendimenti dei T-bond la volatilità implicita sull’obbligazionario, peraltro monitorata dall’indice MOVE, non è scesa in proporzione, ovvero non è stata quella attesa, tanto che la variabile che misura la c.d. “paura” rivolta al futuro non è salita “simmetricamente” ed è rimasta su valori contenuti nonostante le vendite massive delle obbligazioni.

T-bond, outlook a 240 minuti
L’anomalia suggerisce l’ipotesi che l’obbigazionario abbia già scontato l’intervento del numero uno della Federal Reserve, Jerome Powell, in programma nella prossima press conference del 16 marzo, dove i media mainstream stimano la conferma della prosecuzione di politiche monetarie espansive, a discapito dell’esposizione di rischio sull’inflazione e a tutto vantaggio delle 500 azioni del basket realizzato da Standard & Pour’s.