
La ripresa post Covid-19, i mercati e la variabile impazzita delle materie prime
5 Luglio 2021Sul punto di quella che si prospetta una ripresa economica, le imprese si ritrovano a fare i conti con il problema della carenza delle materie prime. Quasi ogni settore dell’industria ne sta facendo raccolta e lo fa in modo frenetico, in alcune circostanze comprando quantità di materia oltre il necessario, nel timore di un continuo aumento della domanda, dei prezzi e dei consumi.
Una tale agitazione sta mandando in sofferenza alcune catene di approvvigionamento, fino a far salire alle stelle i prezzi dei materiali che sono alla base della produzione. Al momento le materie prime più scarse sono il rame, il ferro e l’acciaio, ma anche gli agricoli come il mais, il caffè, il frumento e la soia, per non parlare del legno, dei semiconduttori, della plastica e dei cartoni per l’imballaggio.
Una questione a parte è l’oro che, a differenza di altri metalli praziosi, come l’argento ad esempio, viene utilizzato meno dalle imprese, avendo invece dinamiche più simili a quelle di una currency.
Nel caso specifico dell’acciaio il mercato si sta trasformando: durante la pandemia la produzione era pressoché costante e la Cina, che detiene il 56% della produzione mondiale è perfino riuscita a incrementarla del 7%. Ora che la ripresa economica restituisce i primi market mover, la produzione cinese è aumentata ulteriormente del 15% in un solo trimestre, mentre le esportazioni rallentano molto per compensare l’aumento della domanda interna a fronte dell’import al picco del 144%.

Fonte: Investing.com
Il tutto ha contribuito al rialzo dei prezzi e ad una trasformazione delle operazioni di rifornimento e stoccaggio da parte degli altri Paesi, aspetti riscontrati nelle altre materie prime e che si ripercuotono a cascata sul business delle società.
La carenza di semiconduttori, volendo citare un altro esempio, non sta permettendo a Sony di beneficiare appieno del boom commerciale della PlayStation 5, lanciata sul mercato a fine 2020. La console, in realtà, risulta spesso latitante dagli scaffali dei negozi e dei centri commerciali a causa della penuria delle materie prime che ne impedisce la produzione nelle debite proporzioni.
D’altro canto, Volkswagen, è pronta ad investire fino ad operare nel giro d’affari delle commodities, del litio e del cobalto in primis, per l’implementazione delle batterie nelle sue auto elettriche.
Ha dichiarato il presidente del Cda dell’azienda automotive tedesca, Thomas Schmall
Siamo obbligati ad andare in questa direzione, perché vogliamo controllare l’intero processo della catena. Il fattore decisivo nelle celle delle batterie, sono i costi delle materie prime, la loro quota è di circa l’80%
È possibile allora che la competizione agguerrita per accaparrarsi le materie prime ne fomenterà il mercato e seguiterà ad infiammarne i prezzi; il timore, per concludere, è che il fenomeno in atto si riveli un freno alla ripresa economica e al cammino virtuoso dei mercati finanziari.
Infatti, nel corso degli ultimi 15 – 20 anni, le Borse delle materie prime hanno dato vita a veri e propri colossi delle contrattazioni che competono alla pari con i mercati azionari, un legame anche difficilmente dissolubile e dove, in modo reciproco, il primo impatta sull’altro.