Scegliere e tradare un’azione sui dividendi

Scegliere e tradare un’azione sui dividendi

14 Giugno 2021 0 Di Vincenzo

Analisti e investitori esperti valutano diversi modelli in base ai quali ricavano un valore teorico, ovvero un value futuro-potenziale del titolo che tiene conto dei fondamentali da comparare con il prezzo sul listino, prima di mettere in macchina un’azione. In buona sostanza è un modus operandi per avvicinarsi a capire se l’asset di una società quotata in Borsa è sopravalutato o sottovalutato.

Azioni e metodi di valutazione

Su una singola azione ci possono essere tante stime di prezzo, tutte differenti l’una dall’altra e per questo i corsi azionari cambiano continuamente, tuttavia ciò non toglie importanza e utilità ai metodi di analisi volti sui prezzi dei titoli che tendono a concentrarsi su variabili specifiche, peraltro sperimentate da tempo in finanza.

Le variabili

Il rapporto prezzo/utili (P/E) è tra i più usati, ma sono utilizzati spesso anche Il free cash flow model (F.C.F.) che analizza i flussi di cassa in entrata e in uscita, e quello in discussione definito dalla letteratura finanziaria anglosassone Dividend Discount Model o D.D.M.

Il dividend discount model (D.D.M.) tenta di ricavare il valore futuro di un’azione grazie ai dividendi erogati da una società quotata.

Come funziona il processo di analisi del D.D.M.

Per capire facciamo riferimento alla variabile chiave, i dividendi. Il dividendo è la parte di utile che una società distribuisce ai propri azionisti, il che può incentivare trader ed investitori ad acquistare altre azioni.
Ad esempio: la società Delta paga 0,10€ centesimi di dividendo per ogni azione detenuta in portafoglio, per cui chi possiede 10.000 azioni riceverà un flusso positivo di cassa pari a 1.000 euro.

In linea di massima l’effetto della riscossione del dividendo viene compensato da una correzione negativa in Borsa il giorno in cui viene staccato, una conseguenza tecnica talvolta sfruttata dai venditori allo scoperto che si espongono nel trading di brevissimo termine.

Poiché i dividendi sono parte degli utili, dipendono dall’azienda e dalla sua capacità di generare profitti nel tempo. In altre parole l’entità del dividendo spiega l’andamento degli utili, in quanto se gli utili aumentano i dividendi possono aumentare, mentre se gli utili si riducono o mancano i dividendi possono diminuire o non venire distribuiti. Ciò nonostante, i dividendi sono spesso condizionati dal management della società.

Il Dividend Discount Model

Supponiamo di comprare azioni della società Delta quotata in Italia, che paga dividendi annui. Come azionisti siamo interessati a conoscere da cosa è influenzato il loro prezzo. Stringendo, possiamo dire che il prezzo futuro dell’azione in base al D.D.M. dipende dalla capacità di generare dividendi, perciò la tendenza della quotazione a mercato dovrebbe riflettere le prospettive di crescita dei dividendi futuri.

Ora, dal momento che i dividendi rappresentano flussi di cassa solo probabili, è facile intuire che non saranno pagati con certezza e la decisone di distribuirli deriverà non solo dall’attitudine di Delta di generare profitti, ma anche dall’intenzione del management di assegnarli agli azionisti. I vertici manageriali della società infatti potrebbero decidere di reinvestirli o usarli per coprire dei rischi.

Da un punto di vista matematico, il prezzo teorico di un’azione secondo il modello D.D.M. si calcola considerando tre fattori:

  1. Il dividend yield, cioè il rapporto tra il dividendo e il prezzo di un’azione, laddove alcuni analisti utilizzano il dato storico, altri quello atteso per l’anno in corso.
  2. Il tasso di crescita dei dividendi futuri, sul presupposto che la vita di un’azienda può risultare infinita (ammesso che non fallisca) e i dividendi possono crescere nel tempo.
  3. Il tasso di attualizzazione. In teoria quest’ultimo parametro dovrebbe allinearsi con il rendimento delle obbigazioni aggiustato al premio di rischio, perchè le azioni hanno un’esposizione alla perdita maggiore.

Un modello che funziona ?

Nonostante l’estrema semplificazione, parliamo di una metodologia che serve per valutare a vista il prezzo teorico delle azioni. Le criticità risiedono soprattutto nel dividend yield che cambia nel tempo così come variano i tassi d’interesse e il premio al rischio, senza contare che la speculazione aggressiva indotta dal processore istituzionale e la distanza tra economia e finanza non consentono di sapere con certezza quale sia il corretto tasso di crescita da applicare ai dividendi.

Inoltre alle variabili del modello si aggiungono quelle sull’andamento degli utili e dei dividendi quando influiscono anche molteplici altri fattori esogeni all’azienda, come il ciclo economico, le restrizioni politiche, gli aggiornamenti tecnologici, la professionalità del management, etc..

Però resta importante

Per investire o fare trading ragionevolmente è importante conoscere i metodi di valutazione dei fondamentali. In tal modo ci si avvicina a capire se l’azione quotata è sopravvalutata o sotto-prezzata rispetto al modello preso in considerazione. Lo step successivo è vedere se lo scostamento è rilevante, fino ad analizzare le ragioni del gap.

I dividendi risultano un parametro basilare della performance azionaria di lungo termine. In base a dati plurisecolari , elaborati dalla London Business School, ai dividendi è ascrivibile più del 90% del guadagno reale, adeguato all’inflazione delle azioni di tutto il Globo. Quindi, quando si discute di rendimenti azionari, i dividendi e le proiezioni su di essi contano comunque.