
Mercati azionari: perché serve conoscere il ciclo economico ?
8 Giugno 2021L’ economia scambia nel tempo cicli di crescita con fasi di rallentamento. Durante la prima decade del 21esimo secolo l’economia mondiale è cresciuta ad un ritmo costante, successivamente, dal 2007 in poi, il brusco dietrofront, innescato dalla crash finanziario globale e dal fallimento di Lehman Brothers.
Il susseguirsi di periodi di espansione e recessione delimita appunto il ciclo economico.
Perché trader e investitori devono conoscere il ciclo economico ?
Ad un investitore come ad un operatore finanziario è utile sapere in quale fase del ciclo economico si trovano prima di ordinare posizioni a mercato. In teoria, una crescita sana dovrebbe essere costante, né troppo lenta né troppo repentina, anche se, l’economia reale tende a muoversi in modo frattale e di solito non omogeneo.
Il sistema economico in espansione beneficia della condotta positiva del Prodotto Interno Lordo, dei tassi di interesse, dell’inflazione, dell’occupazione e del mercato azionario, tutti settori che tendono a salire, fino al momento in cui scendono nelle fasi di recessione.
Da un punto di vista statistico, l’attività economica varia nel tempo con ritmi di diversa intensità e durata. Quello che la teoria e il passato insegnano è che i cicli economici sono confinati all’interno di un punto di flesso superiore e di un punto di svolta inferiore: la recessione si muove dal punto di flesso superiore al punto di minimo, mentre la ripresa è il movimento di rimbalzo dal bottom verso il massimo successivo.
Le fasi di ripresa possono esprimersi attraverso alterne vie di movimento: alcune sono a L, per cui ad un brusco calo segue una ripresa lenta , altre sono a V, dove una veloce caduta viene sostituita da una altrettanto rapida risalita. C’è poi la ripresa a U, che indica una transizione più graduale e infine quella a W, caratterizzata da una doppia recessione e da una doppia crescita.
Cicli e mercati finanziari
Crescita e recessione si riflettono tangibilmente sugli investimenti. Nei periodi di rallentamento economico, l’inflazione e i tassi tendono a scendere. Ciò comporta meno interessi dai conti di risparmio, mentre chi ha bisogno di un prestito pagherà rate inferiori. Viceversa, nei cicli di ripresa i tassi di interesse aumentano, mentre i prezzi delle obbligazioni emesse in precedenza scendono.
Un esempio pratico
Ipotizziamo di aver comprato un’obbligazione che costa 1000 euro, dura un anno e riconosce il rendimento dell’1%. Fra un anno potremo ritirare il nostro capitale pari a 1000 più l’1% di interesse, per un ammontare pari a 1010 euro.
Cosa succede però se dopo aver comprato l’obbligazione la banca centrale rivede i tassi al rialzo e i rendimenti delle nuove emissioni si adeguano salendo, supponiamo, dall’1% all’1,5% ?
Di punto in bianco diventerà più difficile vendere la nostra obbligazione e recuperare i 1000 euro investiti, perché il titolo in nostro possesso riconosce l’interesse dell’1%, più basso di quello offerto dal mercato: ora l’1,5%.
In genere, in questi casi l’escamotage per piazzare il titolo è quello di abbassare il prezzo, accettare di perderci qualcosa, per controbilanciare l’interesse minore riconosciuto.
E il mercato azionario ?
La statistica applicata alla finanza e all’economia reale sta dimostrando la correlazione inversa tra rendimenti obbligazionari e prezzi del mercato delle azioni.
Su tale presupposto risulta allora importante avere quanto meno un’idea del ciclo economico in cui ci si trova; dunque, se è in previsione una ripresa, molto probabilmente non è il momento migliore per comprare obbligazioni.
D’altro canto, qualora vi sia un rallentamento, pensare al mercato azionario è risultato altamente conveniente visto che le misure di espansione e i vari QE a sostegno dei sistemi economici, adottati in quasi tutto il mondo, hanno sostenuto la finanza in una spirale vertiginosa dei titoli a più alto rendimento, più dell’economia reale.
Peraltro, in situazioni come quella attuale in cui si vendono asset sicuri come i titoli governativi e vi è più fiducia nello sviluppo futuro dell’economia, gli asset rischiosi come le azioni, che rappresentano quote di capitale delle aziende che formano il tessuto economico di uno Stato, in ogni caso possono stimolare l’interesse degli investitori che puntano a performance migliori rispetto a quelle degli asset cosiddetti “safe heaven”, meno volatili.
E’ noto infatti che i mercati non sono razionali e non sempre rispettano regole e fondamentali, dunque non stabilisce un principio che l’aumento dei tassi di interesse accompagnato da potenziali manovre di tapering si ripercuotano negativamente su Wall Street e le borse dei titoli azionari .
In realtà, le banche centrali sono fortemente condizionanti, ma le decisioni di trader e investitori possono anche orientarsi nelle direzioni del singolo scenario che si prospetta.