Portafoglio azionario e investimenti per fattori

Portafoglio azionario e investimenti per fattori

4 Giugno 2021 0 Di Vincenzo

Quando si parla di variabili degli strumenti finanziari, in particolare delle azioni, sono intesi tutti i fattori che ne possono spiegare movimento e direzionalità.

E’ l’ideazione teorica dell’Arbitrage Pricing Theory (APT) di Stephen Ross pubblicata sul Journal of Economic Theory negli anni Settanta, secondo cui i rendimenti di ogni azione dipendono da differenti fattori, da elementi, che rappresentano l’insieme delle caratteristiche che un trader professionista valuta e finalizza al profitto e al rischio potenziale di un asset azionario.

Cos’è un fattore

Nota oltremanica come factor investing, l’operatività per fattori si fonda sull’evidenza che i rendimenti di un’azione dipendono da variabili, suddivisibili in tre categorie: fattori macroeconomici, statistici e fondamentali.

Per i fattori macroeconomici si fa riferimento all’inflazione, alla crescita del Prodotto Interno Lordo e via dicendo..; nei fattori statistici sono comprese le indagini che applicano tecniche e algoritmi matematici; infine, i fattori fondamentali stimano il valore intrinseco delle azioni, il dividendo, la dimensione, il Momentum oltre ai livelli di volatilità.

I fattori principali

I fattori più seguiti dagli operatori finanziari sono i fondamentali e riguardano il Momentum, la qualità (“Quality”), il valore (“Value”), la volatilità (“Volatility”) e il rendimento (“Dividend Yield” o “Yield”).

  1. MOMENTUM: è il fattore che più facilmente consente di andare a cogliere l’azione con “il vento in poppa” e di scegliere quei titoli che presentano una tendenza positiva in base allo storico delle performance degli ultimi  6-12 mesi.
  2. QUALITY FACTOR: è il fattore che comprende la qualità di un’azione in quanto sostenuta da solidi indici finanziari, ad esempio un alto Return on Equity o un basso Debt/Equity.
  3. VALUE FACTOR: sono i titoli negoziati ad un prezzo relativamente conveniente rispetto ai loro fondamentali, per esempio il Market/Book Value o il Price Earnings.
  4. VOLATILITY FACTOR : l’obiettivo di questo fattore è ridurre, per quanto possibile, la volatilità di un portafoglio, per cui vengono scelte le azioni che presentano una minore variazione dei prezzi a mercato in un determinato timeframe.
  5. YIELD FACTOR: lo scopo in questo caso è “beccare” l’extra-rendimento che può derivare dalla distribuzione del capitale e dei dividendi, da buyback e riduzione del debito.

Alcuni fattori in passato hanno registrato performance migliori rispetto ad altri, tuttavia la statistica sta dimostrando che essi tendono a comportarsi in modo diverso in funzione del ciclo economico e dei singoli mercati.

Come investire con i fattori

L’applicazione pratica di uno, di un altro o di più fattori permette di delimitare in maniera efficiente l’universo degli investimenti azionari e di difendersi da possibili interferenze dell’intervento umano: l’adozione di questo modus operandi  porta infatti verso allo stock picking, ovvero alla scelta dei titoli in modo automatico, evitando decisioni “caso per caso” o peggio ancora random, che spesso sono penalizzate dall’emotività.

Però, realizzare un investimento fattoriale senza l’assistenza di in professionista potrebbe risultare complicato, perché richiede un discreto bagaglio di conoscenze ed un buon background tecnico.

Per questo gli investitori meno esperti possono preferire l’alternativa degli ETF o dei fondi comuni di investimento ad un pericoloso fai da te, strumenti finanziari diversificati, già preconfezionati sotto il denominatore comune dei vari fattori, pronti per essere inseriti in portafoglio.