Mercati azionari: è allarme Inflazione

Mercati azionari: è allarme Inflazione

20 Maggio 2021 0 Di Vincenzo

I macro sull’inflazione rilasciati negli Stati Uniti hanno messo in allarme i mercati finanziari. In effetti, l’indice dei prezzi al consumo (IPC) è aumentato dello 0,8% su base annuale e rispetto al mese di marzo 2021, dopo un +4,2% pubblicato ad aprile, dato più alto da settembre 2008.

L’ aggiornamento è stato molto superiore alle attese e la finanza delle azioni teme che la Banca Centrale americana cominci a pianificare progetti di riduzione degli stimoli all’economia.

L’ avvento di una fase inflazionistica prova l’aumento generalizzato dei prezzi, per cui sale la quantità di moneta necessaria a scambiare beni e/o servizi. Gli istituti di emissione in questo caso possono intervenire per bilanciare la disponibilità di valuta in diversi modi compresa la revisione dei tassi di interesse. Questo perché, alzando il costo del denaro, l’entità di moneta circolante si riduce e rallenta l’inflazione.

Però, sebbene il meccanismo a livello teorico sia assolutamente corretto, l’economia reale che fonda la sua sopravvivenza sul tangibile, non sembra pronta. Il problema è che intervenendo adesso sulla manopola dei tassi si rischia di frenare la crescita, visto che tanto cash “potenziale” in circolazione significa avere prestiti a buon mercato per fare acquisti e/o investimenti, booster della produzione e del PIL.

Probabilmente l’economia globale è ancora troppo fragile per i colpi subiti dalla pandemia, allora potrebbe rivelarsi utile persistere con la politica monetaria di sostegno delle Banche Centrali

La Fed si è espressa sulla questione, ed è del parere che l’incremento dell’IPC abbia carattere temporaneo e non spieghi un trend. In realtà, Richard Clarida, vicepresidente della Federal Reserve, si è detto sorpreso dal dato di aprile e si aspetta che l’inflazione torni allo standard del 2%, in linea con le proiezioni di lungo periodo.

Il più potente istituto di emissione al mondo ha dunque intenzione di mantenere  invariato il programma di acquisto di bond a sostegno delle imprese, almeno fino a quando l’economia non beneficerà di una crescita significativa.

L’impennata dell’inflazione ha pesato tanto sui mercati finanziari che nelle giornate scorse sono stati travolti da segni negativi, così il Dow Jones ha registrato le peggiori sedute da gennaio, mentre da aprile lo S&P500 ha perso il 2,4% e il Nasdaq100 oltre il 5%.

La turbolenza è stata avvertita anche in Europa e in Italia un primo impatto lo si è visto sul rendimento del Btp decennale che nella riunione di ieri è salito all’1,15%, ai massimi dal settembre del 2020.

Tutto ciò, in prospettiva, potrebbe porre nuova luce sul mercato obbligazionario a discapito dei titoli a più alta esposizione di rischio, mentre alcuni settori potranno avvantaggiarsi della riapertura delle attività “fisiche” rispetto alle Big-Tech che hanno fatto man bassa dai lockdown da Coronavirus che ha costretto miliardi di persone in casa.

La domanda quindi è adesso questa: i venditori allo scoperto hanno già il dito sul grilletto o gli investitori avranno la possibilità di comprare proprio ora azioni a prezzi convenienti ?