
Il 2021 è l’anno dell’EURO digitale ?
30 Aprile 2021“’L’ Euro appartiene agli europei e noi ne siamo i guardiani. Dobbiamo essere pronti a emettere un Euro digitale”.
Con queste parole Christine Lagarde, attuale presidente della BCE, ha spiegato di recente l’avvio di un ambizioso progetto high-tech connesso alla moneta unica europea, in via di sperimentazione già quest’anno: l’Euro digitale.
COSA SIGNIFICA EURO DIGITALE ?
Vuol dire una moneta digitale, dunque immateriale, emessa sotto l’egida dalla Banca Centrale Europea, con un valore stabile e che non subisce la volatilità di Bitcoin o delle altre criptovalute: “Come banconota, ma digitale”, ha quindi specificato l’Istituto Centrale di Francoforte .
Una valuta pertanto che rientra a pieno titolo tra le C.B.D.C., acronimo da Central Bank Digital Currency, ovvero denaro digitale erogato da una banca di Stato. Il fine è quello di rendere il pagamento semplice e rapido, mediante una moneta totalmente elettronica che affianca il cash ma non lo sostituisce. Si tratta in pratica di una soluzione pensata per l’avvento di relazioni sempre meno fisiche e per consentire alle persone di avere una modalità di pagamento a costo zero, affidabile e globalmente accettata.
PERCHÈ C’E’ BISOGNO DELL’ EURO DIGITALE
Sulla base di studi e ricerche della BCE, l’euro digitale è in grado di favorire la digitalizzazione dell’economia europea, oltre allo lo sviluppo di nuovi metodi di transazione, grazie ad un’accelerazione del fintech e ad una crescente tendenza a relegare l’uso del contante allo stretto necessario.
L’ ideazione di una moneta UE completamente digitale permette pagamenti online sicuri e nel rispetto della privacy, riduce il rischio che una calamità naturale o una nuova pandemia metta in difficoltà i trasferimenti e la circolazione del denaro. In sintesi, la Lagarde è convinta che sia la risposta all’impetuoso emergere di sempre nuovi asset virtuali che potrebbero minare la sovranità della moneta europea, fino a mettere in pericolo la stabilità economica dell’eurozona.
PERO’ NON CHIAMIAMOLO CRIPTOVALUTA
E’ dunque chiaro che una delle ragioni principali che ha spinto la BCE verso l’Euro digitale è la concorrenza e soprattutto l’approdo libertario nei portafogli pubblici e privati di tante cripto, per cui la vigilanza di un ente centrale che controlla ed eroga moneta elettronica, fa dell’euro digitale una e-currency che si distanzia dalle criptovalute tout court.
Infatti, il valore della C.B.D.C. europea viene artificiosamente stabilizzato, a differenza di Bitcoin, Ethereum etc.., che vivono tuttora di forte volatilità, alla ricerca di un equilibrio in un ecosistema che al contempo attrae e respinge investitori, trader e consumatori.
L’ EUROPA VS STABLECOIN
Partiamo da lontano: da quando si è cominciato a parlare della criptovaluta di Facebook, che fino a poco tempo fa si sarebbe dovuta chiamare Libra, ora invece è stata rinominata Diem, le istituzioni del Vecchio Continente hanno espresso forti dubbi e perplessità sulla questione.
Diem è una “stablecoin” privata, ovvero una valuta digitale che non viene rilasciata da uno Stato e dove il prezzo viene stabilizzato sul valore di quello di un altro asset, come può essere il peso di una valuta fiat. L’ Europa vede nelle stablecoin una minaccia, in quanto renderebbero più complessa la vigilanza e la sicurezza dei pagamenti, meno efficaci le politiche monetarie progettate per garantire stabilità finanziaria all’Unione Europea.
Tutto l’argomentare che si è fatto e si continua a fare sulla materia potrà dunque contribuire a decretare il 2021 l’anno dell’Euro digitale, anche perchè il sito ufficiale della BCE recita a chiare lettere questo periodo : “la nostra valuta deve essere adatta al futuro e non fare niente non è un’opzione”.