Il 2021 è l’anno delle criptovalute ?

Il 2021 è l’anno delle criptovalute ?

1 Marzo 2021 0 Di Vincenzo

L’avanzata delle criptovalute sembra non fermarsi più e Bitcoin, al comando delle monete virtuali, solo otto giorni fa ha messo a segno un nuovo record sfondando il muro dei 58 mila dollari. A poco è servito il monito lanciato dal Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen che ha dichiarato che la diffusione delle valute totalmente digitali provocherà l’aumento pericoloso di una serie di rischi per tutta quella fascia di utenza che amministra valore economico attraverso Internet.

Nonostante i timori espressi dall’ex numero uno della Federal Reserve, la finanza centralizzata è sempre più affascinata dal pianeta cripto, tanto da sdoganarlo giorno dopo giorno. Nel mese di febbraio la più antica banca d’America, Bank of New York Mellon, ha annunciato la creazione di una nuova sezione, la “Digital Asset” che si occuperà di consentire ai propri clienti di detenere, trasferire ed emettere moneta digitale.

L’unità aziendale è al lavoro per accelerare soluzioni e supportare gli utenti di fronte alla crescita e allo sviluppo delle e-currency, comprese le criptovalute. Così ha dichiarato Roman Regelman, responsabile della nuova unità della Bank of New York Mellon:

“BNY Mellon è orgogliosa di essere la prima banca al mondo ad annunciare l’intenzione di fornire un servizio integrato per le risorse digitali. La crescente domanda dei clienti per le risorse digitali, la maturità di soluzioni avanzate e il miglioramento della chiarezza normativa rappresentano per noi un’enorme opportunità per estendere la nostra attuale offerta di servizi a questo campo emergente”

Una notizia e un segnale che qualcosa sta davvero cambiando

Sempre a febbraio a far schizzare alle stelle il comparto delle cripto è stata l’iniziativa di Mastercard nel voler fornire supporto ad alcune valute digitali sulla sua rete e l’acquisto di Elon Musk di 1,5 miliardi di dollari di Bitcoin.

L’interesse del mondo della finanza e delle istituzioni maintream è stato incentivato dal presupposto che Bitcoin e più in generale le criptovalute, non rappresentano una novità, perché vengono utilizzate da oltre dieci anni, e nonostante un persistente periodo di turbolenze economiche e geopolitiche, stanno per diventare un fenomeno stabile tanto quanto una qualunque altra asset class nel panorama finanziario.

Anche un’analisi fatta dalla banca d’affari statunitense, JP Morgan, pubblicata a fine 2020, spiega che le valute su blockchain, per gradi, verranno adottate dagli investitori istituzionali. La prospettiva è che BTC potrebbe insidiare e “giocarsela”  nel ruolo di bene rifugio con l’oro. Questa considerazione è condivisa da molti osservatori del settore e da noti investitori che valutano che Bitcoin potrà triplicare il valore attuale in un futuro non troppo lontano.

La Cina può fermare l’avanzata delle cripto

Tutto ciò che è in Rete non può essere fermato, comprese le criptovalute, che esisteranno comunque, ma una regolamentazione avversa sulla carta potrebbe decretarne la fine.

D’altra parte, Paesi come l’India o la Nigeria hanno già promulgato leggi contro l’uso delle e-currency su blockchain, inoltre un regime totalitario come quello in Cina, il più grande Paese creditore al mondo, difficilmente potrebbe autorizzare modelli DeFi.

La finanza decentralizzata di fatto sarebbe in grado di bypassare l’economia comunista del controllo. La Repubblica Popolare Cinese, tra l’altro, vanta crediti enormi soprattutto nei confronti del continente africano, dove le criptovalute possono risollevarne le sorti, configurando una vera e propria infrastruttura web-banking e sistemi di pagamento elettronico che consentirebbero di effettuare transazioni finanziarie attraverso un semplice smartphone, senza la necessità di dover costruire un network di banche fisiche.

Tuttavia, cosa accadrebbe a livello locale ed internazionale se ad un certo momento Pechino chiedesse il conto ai paesi debitori con la sua criptovaluta di Stato, la Digital Currency Electronic Payment, CBDC cinese in via di sviluppo, generata non certo per promuovere la decentralizzazione ed aumentare invece la stretta delle autorità asiatiche sul mondo economico-finanziario, a quel punto capace di competere con il dollaro americano nei mercati globali ?