
La volatilità del Mercato Azionario e quella del Forex
3 Febbraio 2021La volatilità presente sul Forex e quella del mercato azionario sono tendenzialmente diverse, anche se il singolo asset può segnare differenze più o meno marcate, tra un mercato frattale e uno più fluido.
Per giudicare un mercato ai fini speculativi è utile misurare la velocità dei movimenti del prezzo, calcolandola con il parametro della volatilità. Dalla volatilità di un cambio o di un’azione dipende il rischio assunto durante le attività di trading.
Maggiore è la variazione dei prezzi dello strumento che si utilizza e maggiore risulta l’esposizione del proprio investimento a profitti e perdite. Il mercato del Forex è riconosciuto come una delle piazze finanziarie più volatili.
Perlopiù, quest’ultima constatazione la si attribuisce alla leva finanziaria che, se troppo alta, mette sotto pressione i valori di portafoglio e del conto trading.
Tuttavia, se prendiamo a modello il cambio Euro/Dollaro, la sua volatilità non è stata sempre maggiore dell’ S&P500, ovvero dell’indice di borsa statunitense che segue l’andamento delle 500 aziende USA a maggiore capitalizzazione, in grado tra l’altro di fungere da cartina di tornasole della finanza globale.
LE VOLATILITA’ SPX500 E EUR/USD SI EQUIVALGONO NEL 2020/2021

ATR SPX500

ATR EUR/USD
Grafici alla mano, la volatilità dell’indice americano fino a 10/15 anni fa è stata mediamente doppia rispetto a quella delle major valutarie e del cross Euro/Dollaro (EUR/USD). Lo spiega anche la storia della finanza recente quando l’innesco della Grande Recessione acceso dai subprime nel 2008 ha fatto crollare l’indice S&P500 oltre il 50%, mentre la coppia più liquida al Foreign Exchange Market ha accusato una discesa del 25% soltanto.
L’esperienza e lo storico dimostrano quindi che un’azione come Google avrebbe potuto avere una volatilità doppia rispetto all’indice S&P500, equivalente, all’epoca, a 4 volte quella del cambio Euro/Dollaro. In realtà, la volatilità che viene riconosciuta ad una pair blasonata come Euro/Dollaro è quella che si sviluppa nell’intraday, dove tutto il mercato dei cambi offre maggiori spunti di trading grazie ai differenziali di prezzo.
La questione è evidente durante il rilascio e la pubblicazione di notizie macroeconomiche importanti o in coincidenza della scadenza settimanale e mensile delle currency-option legate ai rapporti di valute con open interest elevato.
In pratica, l’amplificazione della volatilità di un cambio o di un titolo azionario è da imputare alla leva finanziaria che broker troppo sbrigativi propongono ai clienti, nonostante la regolamentazione dell’ESMA (Autorità Europea degli Strumenti finanziari e dei Mercati) che nel 2018 l’ha limitata a 1:30 nel forex e a 1:20 sugli indici azionari.
Il peso o i vantaggi di una variabilità delle quotazioni oltre la media non corrispondono quasi mai alla volatilità intrinseca di un mercato valutario o di uno strumento finanziario, tale da renderli asset aggressivi e difficili da amministrare in portafoglio, quanto piuttosto alla stimolazione della volatilità mossa con i leveraggi forniti dagli intermediari. D’altra parte i trader professionisti operano con leve bassissime come 1:10, 1:05 e, in alcuni casi, senza leva finanziaria.