
Dalla moneta digitale alla finanza decentralizzata
21 Dicembre 2020Negli ultimi 20 anni, grazie all’evoluzione legata a sistemi informatici sempre più avanzati, la moneta fisica, di carta e metallica, è combinata con un utilizzo crescente delle carte di credito, delle carte di debito, dei bonifici online, tanto che l’home banking e il denaro di plastica hanno il sopravvento nella gestione della finanza privata.
L’economia digitale come la finanza tradizionale necessitano di intermediari, quindi di una banca o di un governo per controllare la correttezza di ogni operazione e di ogni trasferimento di valuta eseguito con le carte o attraverso un sito internet. In poche parole, pagamenti, accrediti e qualsiasi altra forma di addebito vengono processati da server centrali che ne verificano la validità e ne autenticano le credenziali.
Le banche sono a conoscenza di quanto denaro si possiede e possono sorvegliare l’iniziativa quando si spostano soldi da un conto ad un altro. Attraverso le banche il denaro assume un valore convenzionale, occorrente per edificare quel rapporto di fiducia sul quale si fondano i mercati finanziari e le economie come li conosciamo fino ad oggi.
Più di recente la finanza decentralizzata, definita anche con l’acronimo Defi, è lì a rappresentare una forma differente di finanza digitale, alternativa a quella corrente e che potrebbe seguire il cammino già percorso dalle criptovalute e dalla blockchain. La Defi è la finanza digitale che si connette al registro distribuito di un sistema decentralizzato, per cui pensare alle valute virtuali solo come ad un modo diverso per spostare soldi è limitante.
La finanza decentralizzata pertanto ha le potenzialità per trattare titoli azionari, valute, contratti, informazioni e prestiti mediante un sistema parallelo a quello delle banche, ma completamente libera da esse.
La Defi è un modello finanziario, sicuro, privato e trasparente dove ne’ una banca, né un governo, ne’ un organo di vigilanza possono controllare la volontà privata tutelata dalle blockchain, soprattutto quella di Ethereum, la seconda criptovaluta per capitalizzazione di mercato dopo Bitcoin.
La catena a blocchi di Ethereum di fatto è particolarmente adatta alle finalità della Defi, in quanto è stata pensata per includere applicazioni decentralizzate che prendono il nome di DAPP. Queste ultime sono programmi estremamente versatili e talmente flessibili da avere un vasto raggio d’azione e molte forme d’uso, senza poggiare su un server centrale perché sono parte integrante della blockchain.
La Defi genera dunque una struttura economico-finanziaria riservata e protetta che non ha bisogno della fiducia concordata con una banca o con un governo per procedere, perché le operazioni, alla pari dei contratti, sono programmati per essere eseguiti senza l’intermediazione di un’organizzazione verticistica. D’altra parte, le tecnologie su blockchain potrebbero annunciare un cambio di passo e una vera e propria rivoluzione nella gestione degli interessi dell’intera umanità.